Do you know the real reason we associate 420 with weed?

what does 420 mean?

Here’s the true story of how April 20 became pot smokers’ favorite day.

Il 20 aprile, o 4/20 all’americana, è la festa nazionale della marijuana. Ma come mai è stato scelto proprio questo numero? Le leggende che riguardano la sua nascita sono ahimè infinite ma sicuramente quello che si può dire con certezza è che per gli appassionati di marijuana il 20 aprile è diventato quello che l’Oktoberfest è per gli amanti della birra. Ovvero una festa laica dedicata al consumo. Ma qual è la vera storia e da dove viene questa tradizione?

Molte leggende e varie teorie circolano sull’origine del 420 e sulla sua connessione con la marijuana. Diventato un vero e proprio mito nel panorama dei fumatori e non, celebrato negli Stati Uniti ogni 20 Aprile con la ‘giornata nazionale’ della marijuana che ogni anno raduna migliaia di appassionati dalle strette strade del Greenwich Village di New York all’ampia distesa del Golden Gate Park di San Francisco, il 420 è noto a livello globale come codice per identificare la marijuana o chi ne fa uso.

Ha ispirato più volte la cultura popolare come, per esempio, nel film Pulp Fiction in cui quasi tutti gli orologi segnano le ore 4 e 20 così come quelli di Lost in Translation, mentre nel 2003 il legislatore della California ha denominato un decreto legge sull’uso della marijuana “State Bill 420”. Durante un episodio del leggendario game show americano “The Price Is Right” il concorrente Evan Goding ha avuto i suoi 14 minuti e 20 secondi di celebrità quando ha continuato imperterrito a puntare 420 o 1420 dollari, quasi come per lanciare un appello di sostegno, su ognuno degli oggetti della trasmissione riuscendo quasi ad accaparrarsi un set per il karaoke. Il miglio marcatore 420 della strada statale per Denver è stato rubato così tante volte che, qualche anno fa, è stato rimpiazzato da uno nuovo recante il numero 419.99. La popolarità del numero sicuramente è esplosa con l’avvento di internet insieme con la crescente depenalizzazione della marijuana in molti Paesi: così oggi il 420 è diventato ormai un codice in cui riconoscersi nelle inserzioni di Craig’s List su ci sono annunci per cercare coinquilini “420-friendly”, così come eventi 4.20 si sono diffusi in diverse città del mondo.

Where does 420 come from? What is the origin of the term?

Dopo circa quattro decenni finalmente la sua origine è stata comprovata e non riguarda certamente codici identificativi usati dalla polizia, né il numero di componenti chimici attivi nella marijuana (che in realtà sono 315) e neppure il titolo della canzone di Bob Dylan “Rainy Day Woman #12 & 35” (numero che si ottiene moltiplicando 12 e 35) anche se nel ritornello canta “tutti dovrebbero essere fatti”.

Secondo varie fonti, tra cui l’Huffington Post o il Los Angeles Times e Chris Conrad (curatore dell’Oaksterdam Cannabis Museum di Oakland, in California), la vera storia riguardo l’origine del numero risale agli anni Settanta ed è attribuita ad un gruppo di teenager. Cinque compagni di scuola della San Rafael High School, soliti ad utilizzare nomi in codice e conosciuti come Waldos – in virtù del luogo di ritrovo scelto, un muro (“wall”) fuori dalla scuola – nell’autunno 1971 vennero a conoscenza di una coltivazione di marijuana abbandonata vicino alla stazione della Guardia costiera di Point Reyes, entrando in possesso della mappa scritta a mano dal proprietario che presumibilmente localizzava il raccolto. Da quel momento, tutti i pomeriggi dopo l’allenamento il gruppo di amici si dava appuntamento alle 4:20 presso la statua di Louis Pasteur fuori dalla scuola per andare alla ricerca del leggendario tesoro che si trovava a circa un’ora di macchina.

Passarono alcuni mesi e fecero molti viaggi a bordo di una vecchia Chevrolet Impala in cui passavano il tempo a fumare e a cercare il loro immaginario El Dorado ma, nonostante la mappa in loro possesso, le numerose ricerche si dimostrarono vane perché il coltivo non fu mai trovato. A loro insaputa però i ragazzi avevano trovato un altro tesoro: avevano coniato una parola in codice che potevano usare liberamente in presenza di genitori e insegnati per celare la loro abitudine. Quella che era una scorciatoia per un gruppo di amici si è rivelata un vero e proprio simbolo di riconoscimento presente in ogni dove: scritto sulle magliette o su cartelloni pubblicitari, sotto forma di brand o di eventi e addirittura come disegno di legge in California. A quel tempo i Waldos non avrebbero mai immaginato che la loro incursione nella foresta avrebbe ricoperto un ruolo fondamentale nella storia dell’erba contribuendo in prima persona alla nascita della leggenda del 420 e portando oggi tutti gli appassionati e non a conoscere e a celebrare ogni anno questa ricorrenza.

But how did it become a worldwide phenomenon from a small circle of Californian stoners? How did this tradition spread?

Its success gradually but inexorably spread from there throughout California thanks to the Waldos’ bond with members of the famous rock band Grateful Dead who had just settled a few blocks from their high school. In fact, it often happened that the Waldos attended their rehearsal room, listened to their concerts and attended their parties during which they obviously exchanged their coded languages, for example, when they would go smoking, they would say “Hey, 420”. Within a few years, the code also begun to circulate among fans of the band, called Deadheads, who in turn helped popularized it in other parts of the state.

In 1990, in Ohio, Florida and Canada, the term “420” was heard and it was seen painted on signs or engraved on park benches. On December 28th of the same year in Oakland, a group of Deadhead was handing out flyers in the parking lot in a hippy atmosphere before a concert and one of them ended up in the hands of Steve Bloom, then a reporter for High Times magazine and now an authority regarding cannabis. On the card he found an invitation addressed to the participants to smoke “420” on April 20th at 4:20 pm as reported in the original message published in the May 1991 issue of High Times: “We will meet at 4:20 on 4/20 for 420 -ing in Marin County, at the sunset point of Bolinas Ridge on Mount Tamalpais”. The goal of the flyer was clear: the desire to bring together as many people who shared the same passion together on one day of the year to smoke together at the same time.

It is thanks to advertising from High Times, for a long time the leading marijuana newspaper, that it has become an international phenomenon that was until then relatively limited to the Grateful Dead subculture. Editor Steve Hager told the Huffington Post that from that moment he tried to build an entire image around 420: from events to the web domain (420.com) thus bringing it into the digital world as well.

In 1998, the Waldos got in touch with High Times to get the whole story out, complete with letters and other objects (letters and other objects (a flag bearing the number 420 along with some stamped letters bearing the number they use as a code to indicate marijuana) who proved the invention of the term 420. No one has ever been able to prove its use before 1971.

This group of friends made up of Steve Capper, Dave Reddix, Jeffrey Noel, Larry Schwartz, and Mark Gravich, after countless attacks by skeptics or by those who claimed to have used the term previously, decided in 2012 to reveal themselves by making the identity of the boys, previously hidden, known to The Huffington Post. They also decided to find a fundamental proof: the owner of the field who drew up the treasure map, the one who was the inspiration for 420, so that no one could doubt their history anymore. But it was easier said than done. The friend who initially gave the Waldos the treasure map died in the 1980s. Obviously, given the matter in question, namely an illegal cultivation, the search for identifying people with whom he could have had ties was very difficult. Thanks to the suggestion of a HuffPost reader they managed to get in touch with his roommate at the time of the service in Point Reyes and in 2014 came the turning point when they learned of the identity of the man by tracing back to his name – Gary Newman – and his place of birth.

Once arrived in San Jose, they were able to speak by telephone with the man who confirmed his days and his memories as a coast guard. But the meeting also turned out to be much more difficult than expected, so much so that they had to force the Waldos to hire a private investigator who was able to track him down in one of the city’s homeless camps. After years of research and several failed attempts, they finally found themselves, in February 2016, with Newman in a motel and took a trip to Point Reyes, where the soldier remembered his time in service during which he took care the historic lighthouse. On that occasion, he said he planted the now famous marijuana crop on a federal plot of land near the lighthouse and kept the crop until autumn 1971 when, for fear of being discovered, he decided to draw a map to locate the plantation and to donate it to his brothers-in-law, Pat and Bill McNulty, who in turn decided to share it with their friend Steve Capper also known as Waldo Steve and the rest is history.

It was like meeting an old friend even though we never actually met.

– Dave or “Waldo” Reddix

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